La storia dell’integrazione europea, che vede a partire dagli anni Novanta la Germania protagonista, ha avuto invece proprio in questo paese, negli anni successivi alla seconda Guerra Mondiale e fino ai primi anni Settanta, un livello di complessità senza pari nel resto d’Europa. 

Da una parte il confine con il blocco sovietico, che era allo stesso tempo anche un doloroso confine interno, che nel 1961 divenne tangibile con la costruzione del Muro di Berlino. Dall’altra l’integrazione occidentale, che poteva passare solo attraverso il progetto di Schuman,  il quale però contrastava apertamente le aspirazioni di Adenauer per una veloce riunificazione tedesca. Aspirazioni che svanirono dopo la crisi del 1962 e l’accordo franco-tedesco, al quale fece seguito, un decennio più tardi, l’apertura ad Est di Brandt, che vedeva nell’integrazione europea una premessa indispensabile per la riunificazione tedesca.

Ed infine le difficili relazioni con i paesi confinanti, vittime dell’aggressione nazista. Tra questi sicuramente i Paesi Bassi, con i quali è stato fino ad anni recentissimi difficile ricucire i rapporti e guardare insieme verso la costruzione di una memoria ed un’identità europea condivisa.  Più che dalla politica essa fu messa in moto da esperienze comuni ad una nuova generazione di europei, prime fra tutte quelle legate alle trasformazioni sociali e dei costumi della nascente società dei consumi.

Per la versione estesa dell'intervento "Il processo di integrazione europea in Germania"